BIOGRAFIA


L'infanzia

Fausto Cigliano bambino con i suoi fratelli e sorelle
Fausto Cigliano bambino con i suoi fratelli e sorelle. È il penultimo della fila

Penultimo di sette fratelli, Fausto Cigliano nasce il 15 febbraio 1937 a Napoli, nel quartiere Vomero. A causa della guerra si trasferisce con la famiglia a Squillani, frazione di Roccabascerana in provincia di Avellino. Finita la guerra torna a Napoli.

La sua infanzia è alquanto problematica essendo condizionata da ricorrenti crisi d'asma che gli impediscono di fare tutto quello che normalmente fa un bambino della sua età; frequenterà la prima elementare solo ad otto anni. Il confronto con i fratelli è difficile e lo porta a chiudersi in una grande timidezza. Come lui stesso confesserà in una breve autobiografia «... era durissima con tutti quei fratelli che saltavano come pazzi».

Con il passare del tempo il confronto con i fratelli si fa ancora più gravoso: un paio di loro infatti vengono ingaggiati nel coro del teatro San Carlo. In casa fanno a gara a chi canta più forte le romanze che hanno imparato, mentre lui, con il poco fiato che l'asma gli concede, rimane in disparte. Tuttavia, il piccolo Cigliano scopre la passione per la musica: «I primi approcci quasi inconsci con la musica li ebbi quando sofferente di spasimo di asma, mi costruii improbabili chitarre con gli scatoli di scarpe ed elastici, per ingannare il tempo che non passava mai. La prima canzone credo di averla cantata coperto da un drappo e accovacciato sotto una sedia (per l’eccesso di timidezza che mi ha sempre divorato)».

Prime esperienze musicali

La cantante Gloria Christian
La cantante Gloria Christian

Vicino casa sua vive la cantante bolognese, ma napoletana di adozione, Gloria Christian che la sera canta nei club della città. Fausto s'innamora della sua bellissima voce che può ascoltare già solo affacciandosi dal suo balcone e così si appassiona ancor di più alla musica.

Nel '52 frequenta il primo anno di ragioneria. Si impegna tantissimo per vincere una borsa di studio con la quale vuole comprare la sua prima chitarra. Pur riuscendo nel suo intento (ottiene quattro sette e cinque otto di cui uno in matematica) non può realizzare il suo sogno poiché quello stesso anno perde il papà ed i soldi devono essere utilizzati per cose più importanti. Pochi mesi più tardi, però, l'amico di scuola Geppi Fiocco lo omaggia del tanto desiderato strumento. Non avendo la possibilità di pagarsi un maestro impara a suonare da autodidatta.

Nel '53 comincia la gavetta. Ottiene il suo primo contratto in un locale nei pressi della mostra d'Oltremare: suona con l’orchestra da ballo di Lello Greco e poi in altri locali di Napoli e Capri. L'asma è oramai solo un brutto ricordo e nel ‘54, a soli diciassette anni, ottiene un contratto per cantare in un locale di Ischia con l'orchestra del violinista napoletano Giuseppe Anepeta.

Sull'isola del dio sole avviene l'incontro che gli cambia la vita, il trampolino di lancio per la sua carriera. Riesce a farsi presentare al maestro Cinico Angelini ed al direttore RAI Fulvio Palmieri che stanno mangiando all'Hotel Majestic. I due lo sentono cantare e gli propongono un provino in Via Asiago che lui supera brillantemente.

Nel 1955, al fianco di grandi nomi come quello di Claudio Villa, partecipa al Premio Italia cantando "Che me diciste a ffà!", una canzone scritta dal grande Totò che gli fa i complimenti e gli regala anche 100.000.

Il debutto al Festival di Napoli

Fausto Cigliano al Festival di Napoli del 1956
Festival di Napoli 1957: da sinistra, Amedeo Pariante, Ugo Calise, Armando Romeo, Fausto Cigliano e Sergio Centi

L'anno successivo, il '56, Cigliano debutta come cantante-chitarrista alla quarta edizione del Festival di Napoli vinta da Aurelio Fierro con "Guaglione". Non partecipa alla gara, ma è in veste di "riassuntore" delle canzoni assieme a Amedeo Pariante e Sergio Centi. Questo tipo di esperienza, che si ripete anche l'anno successivo con Armando Romeo e Ugo Calise, gli regala una grande popolarità. «Mi presentai all´esame di maturità e i professori mi conoscevano tutti: "Ma come, lei qui?" Non posso dire che il festival non mi abbia favorito.»

Nel '56 con la casa discografica CETRA incide il suo primo 33 giri dal titolo "Fausto Cigliano e la sua chitarra" contente sedici delle venti canzoni che hanno partecipato al festival. Sulla copertina del disco campeggia la scritta: "La rivelazione del IV Festival della Canzone Napoletana".

In questo periodo recita anche in alcuni film leggeri con Nino Manfredi, Renato Salvatori e Memmo Carotenuto.

Le partecipazioni a Sanremo ed il trionfo al Festival di Napoli

Fausto Cigliano e Teddy Reno vincitori del Festival di Napoli del 1959
Fausto Cigliano e Teddy Reno vincitori del Festival di Napoli del 1959
Nel 1959 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo. In coppia con Nilla Pizzi arriva in finale con la canzone "Sempre con te", scritta da Roberto Murolo (la canzone si piazza al sesto posto, vince Modugno con Piove).
Pochi mesi più tardi il trionfo al Festival di Napoli in coppia con Teddy Reno con un'altra canzone di Murolo: "Sarrà chi sa?".

Partecipa senza grande successo alle successive tre edizioni di Sanremo. Le canzoni sono: "Splende il sole" (1960), "Lei" (1961) con testo di Riccardo Pazzaglia e musica di Joe Sentieri e "Cose inutili" (1962) che vede come coautore l'attore Ugo Tognazzi.

Nel 1961 si trasferisce a Roma e partecipa al "Giugno della Canzone Napoletane", manifestazione tenutasi al teatro Mediterraneo, con due canzoni: "Nuttata 'e mandulino" e "'Nammuratella". Quello stesso anno collabora con il grande Ennio Morricone con il quale scrive la bellissima "Duorme".

Anche le altre partecipazioni al Festival di Napoli non sono particolarmente fortunate. Nel '62 è in gara con "Uh, che cielo!" di cui è anche autore. Canta con Wilma De Angelis, ma la canzone non arriva in finale. Nel '63 si piazza solo al dodicesimo posto con "'Mbriacateve cu me" (testo di S. Palomba e musica di Mattozzi).

L'anno successivo torna a Sanremo con la bellissima "E se domani" di Giorgio Calabrese e Carlo Alberto Rossi. Come spesso accade a Sanremo le cose belle rimangono fuori e così "E se domani", cantata con Gene Pitney in una versione musicale per certi versi "innaturale", non arriva in finale. Purtroppo Cigliano non ha la possibilità di portarla a successo poiché poco dopo, dopo numerosi rinvii avuti grazie all'iscrizione alla Facoltà di Economia e commercio, deve partire per il servizio militare. Quello stesso anno "E se domani" diventa un grande successo di vendite grazie all'interpretazione di Mina.

Il sodalizio con Mario Gangi

Fausto Cigliano e Mario Gangi si esibiscono in una trasmissione RAI
Fausto Cigliano e Mario Gangi si esibiscono in una trasmissione RAI

Il 1965 è l'anno della svolta. Riprende gli studi di chitarra classica (sebbene fosse un ottimo chitarrista già negli anni '50) sotto la guida di Mario Gangi con il quale forma un duo (una voce e due chitarre) che diventerà famoso in tutto il mondo.

Con Gangi intraprende un precorso di studio, riscrittura e riproposizione del repertorio classico napoletano. Riscopre e valorizza così le tradizioni musicali della sua città che, nonostante la lontananza, porta sempre nel cuore.

La collaborazione artistica con il maestro Mario Gangi porta alla realizzazione di "Napoli Concerto", una splendida antologia della canzone napoletana costituita da ben nove volumi.

Questo nuovo percorso prende completamente Fausto Cigliano che tuttavia nel 1967 trova il tempo per condurre alla TV dei Ragazzi il programma "Chitarra Club". Si tratta di una trasmissione didattica in nove lezioni che ha lo scopo di insegnare ai ragazzi come suonare la chitarra di Segovia. Nel 1973 partecipa poi alla "Piedigrotta: Le nuove Canzoni di Napoli" con una sua canzone: "Napule mia".

Quello con Mario Gangi è un sodalizio che dura un trentennio, fatto di studi, concerti e incisioni. Artisticamente parlando è una seconda vita per l'artista napoletano che nel 1976 si diploma al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma. E' il cambio di marcia che gli consente di entrare a pieno diritto nell'alveo dei più grandi interpreti della canzone napoletana di tutti i tempi.

Gli anni ottanta e novanta

Telefilm giapponese Tokusou Saizensen con la partecipazione di Fausto Cigliano
Manifesto del telefilm giapponese Tokusou Saizensen

Il percorso artistico con Mario Gangi prosegue con concerti ed incisioni in giro per il mondo. Il grande cantante napoletano sbarca anche in Giappone. Dal 1977 al 1987 una sua canzone "Watashi dake no juujika", tradotto in italiano "Il crocefisso mio", viene usata per la sigla finale del telefilm poliziesco "Tokusou Saizensen".

Nel 1984 per il cinquantesimo della morte di Salvatore Di Giacomo, canta sette capolavori del grande poeta napoletano mai eseguiti prima d’allora (Comm’a ‘nu mare, Gigogì gogogià!, Maria Ro’!, ‘O ssaccio ca lamiente nun ne vuò! I’ pè tte moro!, Serenata allegra e Songh’ì! ..) che vengono inseriti nella scaletta dello storico programma radiofonico della RAI “ Appassuliatella”.

Negli anni novanta partecipa a trasmissioni televisive RAI come “Telesogni” e “Mattina In Famiglia” dove propone voce e chitarra sia canzoni classiche napoletane che italiane. Sono interpretazioni che deliziano i presenti in studio e i telespettatori da casa.

Nel Febbraio del 2000 si racconta nella trasmissione "Sottovoce" di Gigi Marzullo. Il profilo che ne esce fuori è quello di una persona squisitamente educata, che vive il suo tempo senza rimpianti ed in pace con se stessa, ma al tempo stesso puntuale, perentoria e per niente disposta a cadere nelle trappole dalla banalità e dei luoghi comuni.


Fausto Cigliano a Sottovoce con Gigi Marzullo

Riconoscimenti

Fausto Cigliano premiato dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris
Fausto Cigliano premiato dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris

Numerosi sono i premi e i riconoscimenti che Fausto Cigliano riceve nel corso della sua lunga carriera. Nel 2003 vince il “Premio Carosone” ed il “Premio Tenco”. Nel 2004 il premio Anselmo Mattei e nel 2008 riceve il Premio Mia Martini "Alla Carriera".

Nel 2015 riceve a palazzo San Giacomo di Napoli una onorificenza dal sindaco Luigi Da Magistris «in segno di profonda stima e ammirazione per il suo ruolo di ambasciatore della musica napoletana nel mondo». A fine cerimonia Cigliano, visibilmente commosso, canta alcune strofe della canzone “E se domani“.